Diario dell'estinzione Maico Morellini artwork

Lo scrittore che vi presento oggi, che si è affidato al mio servizio di Visual Branding per scrittori è Maico Morellini. 

Classe 1977, nome notissimo nel sottobosco fantascientifico italiano. Vive a Reggio Emilia e lavora nel settore informatico. Il suo primo romanzo di fantascienza, Il Re Nero, vince il Premio Urania 2010, pubblicato l’anno successivo da Mondadori, per la quale pubblica anche, nel maggio 2016, La terza memoria.  Creatore nel 2014 della serie Hard science fiction I Necronauti per Delos Digital. A dicembre 2016 è stata pubblicata da Vincent Books l’antologia di fantascienza Voci della Polis. Nel 2018 scrive “Il diario dell’estinzione” pubblicato daWatson edizioni e vincitore del premio Italia 2019 come miglior Fantasy.

Quindi non stiamo parlando di chicchessia! Ma di Maico Morellini!

Non vi faccio la recensione perché non è il mio mestiere ma ve lo straconsiglio! Un romanzo ambientato in una Londra vittoriana di fine 800 ci troverete un po’ di Lovecraft, Poe e anche un po’ di Penny Dredful! Ma prima andate a leggervi da dove nasce questo romanzo sul suo blog perchè è indispensabile per gustarlo fino in fondo! 

Lo trovate su Amazon in versione sia cartacea che in versione ebook 

Ciao Maico, di interviste ne hai fatte molte, sarò sincero, domande tutte molto simili e quindi non voglio annoiarti con risposte copia incolla. Ovviamente una è doverosa, hai vinto il premio Italia con questo romanzo. Puoi dirci qualcosa su come è nata questa idea?

Ciao Daniele, e prima di tutto grazie per lo spazio che mi concedi con questa chiacchierata! Da dove è nato il romanzo? Bella domanda. Il diario dell’estinzione ha avuto una genesi in più fasi. Per prima cosa, dopo aver letto Jonathan Strange e il Signor Norrel di Susanna Clarke e sopratutto Drood di Dan Simmons ho sentito un richiamo irresistibile per la Londra vittoriana. Poi si è messa in mezzo la mia formazione scientifica e una passione piuttosto antica per Darwin e per tutto ciò che ha rappresentato. Ho iniziato a studiare un po’ della biografia di Darwin e piano piano si sono uniti tra loro i proverbiali puntini: c’era spazio per raccontare una storia misteriosa, oscura, ma anche appassionante. E così è iniziato Il diario dell’estinzione.

Ammetto di essermi appassionato ai personaggi di Buckingham e Lefebvre, una coppia formidabile che funziona molto bene, spero di incontrarli in qualche altra avventura! Siccome questo non è il solito sito dedicato alla letteratura ti faccio una domanda che potrebbe interessare a chi si avvicina alla scrittura. A chi ti sei ispirato per i protagonisti, ci puoi, brevemente spiegare come nasce un personaggio?

Le coppie di investigatori, letterari e non, sono tassello fondamentale per un certo tipo di narrativa perciò se riduciamo ai minimi termini il concetto, non ho inventato niente di nuovo. Mi serviva una coppia di amici, prima di tutto. Affiatati, molto diversi da loro, ma al tempo stesso necessari l’uno all’altro. Dovevano essere complementari, capaci di compensarsi nelle indagini e in situazioni che ben poco, spesso, avevano di normale. Ho cercato di dare punti di forza e debolezze a entrambi per fare in modo che nessuno dei due prevalesse sull’altro. Credo che la chiava di tutto, nel caso di Buckingham e Lefebvre, sia proprio l’amicizia che li lega.

Veniamo a questioni prettamente commerciali, in fondo parlo di questo sul mio sito. Hai scritto il romanzo ma avevi esposto l’idea all’editore? Oppure gli hai presentato il manoscritto sperando piacesse? Ci puoi spiegare l’iter da seguire per riuscire a farsi pubblicare? 

Il diario dell’estinzione non è un romanzo semplice. Sotto molto aspetti è difficile da classificare , non ha un genere (e questo tende a spaventare) e si presenta in modo piuttosto strano. Perciò l’ho scritto perché volevo scriverlo e solo dopo ho iniziato a cercare qualcuno che lo pubblicasse. In generale, nella mia storia di autore, ho sempre fatto così, sopratutto per quanto riguarda i romanzi. Avevo una storia che volevo raccontare, la scrivevo, e poi una volta finito cercavo qualcuno che mi volesse accompagnare nel proporla al pubblico. Perciò questo il mio iter ma so bene che altri autori si coordinano prima con l’editore per mettere a punto insieme un prodotto adatto alla linea della casa editrice. Sono entrambi metodi validi. Certo, scrivere senza sapere se si sarà pubblicata, o da chi e quando, può essere un po’ frustrante!

Ammiro la Watson Edizioni, sono appassionato di vari generi uno di questi è quello trattato dalla questa casa editrice di cui adoro le copertine, sono anche illustratore quindi il mio occhio viene subito attratto dalla copertina. Quindi senza nulla togliere a questo ammirevole Editore minore, mi chiedo: Premio Urania nel 2010 poi ancora Urania 2016 perché Il diario dell’estinzione non è stato pubblicato dalla Mondadori? Eppure hanno collane fantasy…

Per un autore di genere passare da Urania (collana da edicola) alla libreria è una missione davvero molto, molto complessa. In più, come accennavo poco fa, Il diario dell’estinzione è un romanzo piuttosto complesso e difficilmente classificabile perciò posso immaginare che questo sia stato uno dei motivi che non hanno convinto le grandi casi editrici. Watson invece, coraggiosa (e forse un pizzico folle), ha buttato il cuore oltre l’ostacolo. E sono contento perché la vittoria del Premio Italia ha onorato l’incoscienza mia e dell’editore. 

Ho sentito vari pareri sui grandi editori, ma in comune c’è il fatto che una volta che il libro è pubblicato e in libreria il loro lavoro è finito. Confermi? Anche i piccoli editori si comportano in questo modo?

No, in realtà no. I piccoli editori hanno un rapporto decisamente più stretto con i loro autori e questo crea delle sinergie che a volte con le grandi case editrici è difficile creare. Ci si vede alle fiere, si organizzano insieme eventi e soprattutto si cresce anche insieme. Si è disposti a mettere in campo idee e a provare piccole/grandi innovazioni che non sempre con strutture più imponenti è possibile fare.

Quindi cosa ne pensi di questo servizio di visual branding per scrittori? Con i social e i mezzi che abbiamo a disposizione che solo 10 anni fa ci sognavamo, credi che possano facilitare la vita di uno scrittore?

Io credo che da un punto di vista del marketing il mondo dell’editoria (ovviamente è un discorso generale) sia rimasto un po’ indietro. In particolare la narrativa di genere si potrebbe prestare molto a strumenti pubblicitari più evoluti come è in effetti il visual branding. Astronavi, mondi del futuro, oppure alchimisti e occultismo: offrire al lettore un riscontro visivo di ciò che potrebbe trovare leggendo il libro è un modo per abbattere la distanza tra la fantasia di chi scrive e la voglia di esplorare nuovi mondi di chi legge. Una sorta di evoluzione dei classici book-trailer, qualcosa di più spinto. Secondo me tutti potrebbero trarre vantaggio da un approccio al marketing come questo.

Ho letto che Wattpad, una sorta di social di scrittori, dove si pubblicano i propri scritti e si viene letti da questa comunità, si sta trasformando in editore. In base ad un algoritmo sceglierà 6 libri che hanno avuto un riscontro positivo su questa piattaforma per poi pubblicarli. Con questa mossa, Wattpad evidenzia il cambiamento nel mondo editoriale, dove a decidere cosa deve essere pubblicato sono i lettori. E’ già successo con 50 sfumature di grigio. Tu cosa ne pensi? sei un disfattista o pensi che queste nuove tecnologie possano portare novità ed appassionare le persone alla lettura? Da scrittore di fantascienza potresti immaginarti un futuro dispotico con protagonista la manipolazione della scrittura? 

Ammetto di non avere un’opinione precisa in merito. In linea di massima, se una storia è buona non è per me tanto importante come e da chi venga scelta per la pubblicazione. Poi sono un informatico e quindi non griderei allo scandalo se algoritmi evoluti o intelligenze artificiali particolarmente istruite si dimostrassero in grado di selezionare in modo efficace. L’ultima parola, poi, è sempre del pubblico e non sono nemmeno uno di quegli autori che ritiene i lettori incapaci di apprezzare le ‘vere’ storie degne di questo nome. Un algoritmo può decidere se una storia è buona, ma il pubblico può smentire l’algoritmo non leggendola. Un futuro nel quale la scrittura viene manipolata? Interessante. Ci potrei fare un pensiero. 

Cosa consiglieresti a chi inizia ora a scrivere o a chi scrive ma si lamenta che viene rifiutato o peggio ancora non ricevere risposta dagli editori? Ovviamente oltre a leggere, leggere e ancora leggere, gli altri scrittori.

Scrivere è una passione che richiede tanta pazienza e tanta umiltà. Occorre farsi le ossa, insistere, non dare niente scontato e soprattutto considerare che gli editori ricevono giornalmente decine e decine di manoscritti. Non ricevere risposta capita a tutti ma non bisogna farne un caso. A volte poi c’è da rassegnarsi all’idea che quello che si è scritto non è buono. Se bruciamo la cena, non è che smettiamo di mangiare. Con pazienza, ne prepariamo un’altra fino a quando non otteniamo quello che ci piace. Scrivere non è molto differente, se non per il fatto che non siamo noi a decidere se la cena è bruciata ma ci sono professionisti a farlo al posto nostro.

Insomma avere un romanzo per le mani e non riuscire a vederlo pubblicato è frustrante ma non c’è nessun complotto, nessun mondo ostile, nessuno che cerca a tutti i costi di metterci i bastoni tra le ruote. Se la storia è buona prima o poi troverà la strada. Ma ci vuole testardaggine e pazienza, quello sì.

Bene, grazie mille Maico della chiacchierata, magari un po’ insolita per uno scrittore di fantascienza, ma, che spero possa essere utile a chi vuole iniziare una carriera ed avere successo nel mondo della scrittura. 

Questo è il video che ho realizzato per “Il diario dell’estinzione” che ricordo è in vendita su Amazon 



Scrivimi, per avere anche tu, un video o un’immagine uniche nel genere, studiate appositamente per te e il tuo libro per massimizzare le vendite online! 


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