Vendere foto e video online Visual branding social

Ad essersi affidato al mio servizio di Visual Branding Social dedicato agli scrittori c’è Daniele Carrer, il Guru del microstock. Fondatore del sito stockfootage.it dove insegna come massimizzare i profitti scattando foto, ma soprattutto realizzando video dedicati al mondo del microstock. Se stai pensando come guadagnare veramente i soldi con la reflex questo è il primo sito da conoscere!

Daniele Carrer il guru del microstock al lavoro

Oltre al sito e al podcast, che potete ascoltare gratuitamente direttamente su www.stockfootage.it, ha realizzato un ottimo corso: vendere foto e video online che vi insegna come iniziare a guadagnare nel mondo del microstock. Sempre aggiornatissimo, anche grazie agli innumerevoli utenti che interagiscono con lui. Il suo corso è indispensabile per chi sta iniziando e anche per chi è già dentro al giro ma non è soddisfatto dai guadagni. 

Daniele Carrer di stockfootage.it nel suo studio

Ma è il suo libro “Vendere foto e video online”  che è un must have. Integra il corso e lo completa. Può anche essere letto singolarmente, permette di farsi un’idea sul microstock e sulle possibilità di guadagno che ci sono sul web. 

Posso assicurare che, dopo averlo letto, non si vedrà più il web come un passatempo ma una vera e propria risorsa a disposizione che permetterà di guadagnare soldi con la passione per la fotografia. Un effetto collaterale, sarà quello di aprirvi la mente a nuove possibilità. Questo è quello che è successo a me!

Quindi il mio consiglio è, fatti un regalo. Leggi il libro prima che puoi. Lo trovi, sia in formato Kindle, che con copertina flessibile su Amazon.

Daniele Gay con il libro vendere foto e video online
io l’ho comprato il suo libro

Ora scopriamo chi è Daniele Carrer, che quest’anno compie 42 anni. Mi ha concesso un po’ del suo tempo per rispondere ad alcune domande.

A livello professionale come sei conosciuto?

Tanti mi conoscono per i progetti web che ho messo in piedi: un sito, il relativo podcast che insegna a fotografi e videomaker come vendere i loro contenuti online, un archivio di film storici amatoriali che vendo ai documentaristi di tutto il mondo. Un canale YouTube collegato che fa un milione di visualizzazione al mese. Altri progetti che sto per lanciare e che non ho paura che qualcuno mi copi perché ne parlo in continuazione, sperando che l’Italiano medio, anziché starsene seduto sul divano ad aspettare che lo Stato gli trovi un lavoro, si faccia venire voglia di cogliere le 1000 opportunità che il web gli dà.

E invece, al di fuori della tua professione?

In realtà non sono per niente diverso da quello che sembro a chi sente il mio podcast, vede i miei video o legge le mie pagine. Recitare una parte, quando il tuo mezzo è il web, specie quando metti in piedi un progetto molto complesso come quello che sto creando io, è difficile. Perché se lo fai la gente alla lunga se ne accorge e va ad ascoltare qualcun altro.

Prima di diventare il guru del microstock di cosa ti occupavi?

Fino a 10 anni fa ho fatto un normalissimo lavoro di commesso in un grande negozio, dove vendevo computer e macchine fotografiche. Contemporaneamente a quello ho sempre portato avanti una grande passione per il videomaking, che mi ha permesso di partecipare con i miei cortometraggi a Festival internazionali, nonché di essere ospitato in alcune trasmissioni televisive.

Per quest’ultimo motivo nel 2009 ho mollato il lavoro e, in seguito ad una proposta che mi hanno fatto, mi sono trasferito per un periodo a Roma, per montare una trasmissione televisiva che si chiamava MTV news ma, nonostante il nome, non c’entrava nulla con i telegiornali.

Poi nel 2013, quando mi è scaduto il contratto, ho avuto la pessima idea di produrre un programma TV senza prima venderlo a qualcuno. Risultato: ho speso un sacco di soldi, ho pellegrinato mesi per le redazioni televisive di tutta Italia e mi sono scontrato con un mondo fondato più sulle pubbliche relazioni che sul merito.

A quel punto mi sono stancato e mi sono buttato sul web, dove vige il principio meritocratico e le sorti del mio successo dipendono solo dal mio merito (o demerito) e non dalle mie conoscenze.

Cosa ti ha spinto verso il microstock. Come lo hai scoperto? Quanti e quali ostacoli hai dovuto superare?

La mia intuizione è stata iniziare nel 2007, all’alba della vendita dei video online. All’epoca bastava prenotare un volo low cost per Parigi, fare il turista con la telecamera e il cavalletto in mano e, dopo aver pubblicato tutto su siti come Istockphoto e Shutterstock, aspettare che il contatore delle royalty salisse.

Mentre tanti fenomeni, i creduloni delle formule magiche per fare i soldi, provavano la lunga e improbabile strada per diventare influencer, io con due o tre giorni in una Capitale Europea, riuscivo a ripagarmi il viaggio, e magari a guadagnare quello che mi serviva per farne altri dieci.

Nel primo periodo è stata proprio la voglia di viaggiare che mi ha spinto verso il microstock. Finivo di fare il commesso alle 19.30 di sabato, alle 22 avevo il volo Ryanair per Londra o Francoforte, e la domenica mattina, anziché dormire fino a tardi o andarmi a bere lo spriz in piazza, giravo per qualche Capitale Europea con la telecamera o la reflex al collo e un po’ alla volta imparavo a fare business nel mondo digitale.

Ora, hai abbandonato un po’ la parte di contributor e hai scelto di divulgare la tua esperienza, cosa ti portato in questa direzione?

Arrivati a una certa età non si ha più tanta voglia di muoversi, e comunque il web è tutta un’opportunità e rinchiudersi nel confine del microstock significa coglierne solo una delle tante.

Volevo fare altro e mettere in piedi un progetto che partisse da quello che sapevo già fare, ovvero vendere foto e video online, insegnandolo agli altri, era il punto di partenza naturale.

Ogni tanto mi capita di sentire qualcuno, insoddisfatto del proprio lavoro, parlare di imprenditori digitali, cosa ne pensi al riguardo?

Penso che se la tecnologia fosse arrivata vent’anni in ritardo adesso me ne starei in un ufficio pieno di gente che non sopporto e passerei la domenica sera con l’ansia di tornare il giorno dopo a lavoro, cosa che in tanti fanno tutt’oggi.

Ci sono un sacco di miti da sfatare sull’argomento: quelli che lavorano due ore a settimana e il resto del tempo lo passano in piscina a sorseggiare cocktail, quelli che a forza di selfie si accaparrano milioni di fan e guadagnano mille euro per farsi una foto. Il fatto che solo i ragazzini hanno la mentalità giusta per poter fare business con internet. 

Tutte bugie narrate da una stampa tradizionale che si lamenta delle fake news del web e ha smesso di essere competente quando ha riempito le redazioni di stagisti che non sanno nemmeno scrivere in un italiano corretto.

Oggi chiunque sappia scrivere bene, capisca l’inglese e abbia un minimo di buona volontà di imparare gli strumenti per il business online come WordPress e gli autoresponder, o magari sappia fare video in un certo modo, che è completamente diverso da quello della televisione o dei festival del cortometraggio che frequentavo io, ha le chiavi per mettere in piedi un business e migliorare la propria vita.

Il problema è che nonostante queste opportunità, tanti pensano ancora che per cambiare le cose la strategia migliore sia lamentarsi su Facebook o stare sul divano ad aspettare che lo Stato faccia qualcosa per loro. In bocca al lupo.

C’è qualcuno a cui devi dei ringraziamenti? O fai tutto da solo? Nel tuo podcast hai una presentatrice: puoi dirmi chi è?

Tendenzialmente faccio tutto da solo e cerco di non mescolare mai la vita privata con il lavoro. Sono anche poco predisposto a instaurare collaborazioni con altri imprenditori digitali, perché nel 99% dei casi sono perdite di tempo.

La speaker che fa la presentazione del mio podcast (in realtà non è una sola), l’ho semplicemente assunta su Fiverr, altra piattaforma che chi ha un progetto business in mente dovrebbe approfondire. Non sono di quelli che pretende di far lavorare gratis le persone in cambio di una fantomatica visibilità, cosa che va sempre più di moda e a cui tutti dovrebbero guardare con molto sospetto. E’ molto più efficiente capire di cosa si ha bisogno, pagare un professionista e prendersi meriti e responsabilità del progetto che si è creato.

Una lamentela che sento spesso da alcuni di questi imprenditori di se stessi è che non hanno mai tempo. Capita anche a te o hai un metodo per organizzarti?

La produttività è un elemento chiave del successo degli imprenditori digitali. Specie di quelli della mia generazione, che quando si mettono in testa di fare business digitale, per motivi anagrafici, lo fanno provenendo da altri settori, quasi sempre dal lavoro dipendente.

Avere un passato del genere implica il non essere abituati a gestire il proprio tempo. Se sei un imprenditore digitale devi fare di tutto per evitare le distrazioni e non devi aspettare che sia qualcuno a dirti cosa fare o, tanto meno, sperare che il lavoro cada dal cielo.  (Concordo pienamente ndr)

Di solito capisco il progetto che voglio portare avanti, che è tendenzialmente quello che ha più possibilità di andare a reddito tra i tanti che ho in testa, e metto insieme, uno alla volta, i tasselli che servono per lanciarlo e testarlo. La piattaforma di vendita, la strategia per cercare un pubblico, gli strumenti che mi servono per automatizzare.

In questo momento, per esempio, voglio aggiungere ai prodotti digitali che già vendo, la versione inglese del mio corso su come vendere foto e video online e un sito dove le persone possono vedere i miei video di YouTube senza la pubblicità e senza il watermark.

Quello che gli improvvisati che ci provano col digitale non capiscono è che nel web la fatica non è mettere in piedi un sito internet, ma trovare un pubblico che lo visiti. Ci sono diversi modi per farlo: la pubblicità, ma puntare su quella è costoso e diminuisce parecchio le possibilità di successo, i social network o l’ottimizzazione per i motori di ricerca. 

Visto che ho un canale YouTube con un milione di visualizzazioni al mese, nonostante i video pubblicati non siano intrattenimento, ma cultura, perché sono filmati storici, l’idea di fondo è sfruttare l’attenzione che il pubblico già mi dà, dirottando gli spettatori da YouTube a una mia piattaforma monetizzata attraverso un sistema di abbonamenti. Se ci riesco bene. Se fallisco poco importa: vorrà dire che avrò buttato poche centinaia di euro e punterò su qualche altra idea.

Secondo te come si evolverà il mondo del microstock? Ne vale ancora la pena?

Ne vale senz’altro ancora la pena, perché è un business digitale, ma è ottimo per gli uomini analogici, visto che una parte delle conoscenze che servono per vendere sono a carico delle agenzie. In altre parole: è un’ottima porta d’ingresso se uno vuole mettere in piedi la sua attività nel web senza avere esperienza, perché, oltre a farti guadagnare, ti permette di iniziare a capire certi meccanismi.

Per il resto, quello che facevo io dieci anni fa: volo low cost, due giorni a Parigi e migliaia di euro di vendite per un video di 5 secondi purtroppo non è più possibile e bisogna mettersi il cuore in pace trovando altri modi per fare soldi, anziché rimpiangere i bei vecchi tempi.

Quello che è sicuro è che chiunque oggi sappia fotografare e riprendere può mettere in piedi un business digitale trovandosi prima un pubblico e poi dei clienti, come invece chi sa solo scrivere non può fare con la stessa efficacia.

Come ti vedi tra 10 anni?

Mi vedo come un imprenditore digitale che ha diversi progetti in piedi e magari, anziché puntare a diventare ricco, è riuscito a lavorare meno, liberando tempo per dedicarsi allo studio, alla famiglia e alle sue passioni.

Che consigli ti senti di dare a chi ci legge?

Cancellate l’app di Facebook sullo smartphone, togliete tutte le notifiche (meteo, gruppi Whattsapp, notizie) e libererete ore del vostro tempo che oggi buttate nel nulla per iniziare a studiare e, di conseguenza, a migliorare la vostra vita.

Come prima cosa imparate l’inglese. Poi andate su Udemy e comprate, con pochi euro, un qualche corso su argomenti che vi interessano e che possono farvi iniziare a capire come funziona il web.

In auto o negli spostamenti smettetela di ascoltare musica e iniziate ad ascoltare podcast che vi insegnano qualcosa.

Non mollate mai il lavoro per fare un business digitale prima di essere sicuri che quest’ultimo vi paghi almeno lo stesso stipendio che vi danno da dipendenti. All’inizio portate avanti il vostro progetto nel tempo libero, anche se questo significa stare svegli la notte. Se non siete abbastanza forti per farcela, significa che non siete in grado di fare gli imprenditori ed è meglio accorgersene prima di prendere decisioni che possono essere molto dannose.

Non credete mai alle formule magiche per fare i soldi che certi guru vi vendono. Per riuscirci esistono solo capacità, studio e sacrificio.

Grazie Daniele per aver condiviso con noi la tua esperienza e per i tuoi ottimi suggerimenti.

Ricordiamo che il libro è in vendita su Amazon Sia in formato digitale che cartaceo.

e questo è il video che gli ho realizzato.

Questo è il video promozionale che ho gli ho realizzato interamente in 3D da una mia idea sviluppata partendo dal concetto che vendere foto fa fare spiccioli mentre i guadagni sono più sostanziosi producendo video.

Scrivimi, per avere anche tu, un video o un’immagine uniche nel genere, studiate appositamente per te e il tuo libro per massimizzare le vendite online! 


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